• Daniela Piola

Shiatsu&Alzheimer, l'esperienza

Aggiornato il: 1 set 2019


In occasione del Convegno "Corpo e disabilità" che si è svolto a Fiano Romano il 4 dicembre 2016 ho avuto la possibilità di esporre la mia esperienza di Shiatsu a persone malate di Alzheimer. Un'occasione importante per parlare di quanto questa disciplina ha, ancora una volta, dimostrato di poter portare benefici anche a persone in condizioni di elevata fragilità fisica, psichica ed emotiva.

L'esperienza si è rivelata positiva e lo Shiatsu ha dimostrato di essere una disciplina che aiuta la persona malata di Alzheimer a rilassarsi, ad avere una respirazione più profonda, a calmare gli stati di agitazione psicomotoria. Tra le cose più importanti c'è il fatto che la persona mostra una risposta allo stimolo offerto dal trattamento: lo sguardo da assente e perso nel vuoto si fa presente, attento, anche se appare chiaramente che la persona non è in grado di comprendere cosa sta succedendo. Il trattamento infatti viene vissuto dalla persona come un'esperienza sensoriale profonda e, pur non passando per il canale cognitivo, è comunque una via per stabilire una relazione con l'altro. Il corpo parla un linguaggio non verbale che l'ascolto attento dell'operatore sa raccogliere e interpretare, allo stesso modo la pressione profonda ma sempre calibrata sul ricevente consente a chi ricevere di sentire e di sentirsi: sono qui con te, ti ascolto, ti sento, tu ci sei e ti senti perché io ti sto toccando, tu senti te stesso attraverso me che ti tocco.

Per una buona comunicazione è fondamentale iniziare bene e trovare la giusta chiave d'accesso.

Se l'operatore sbaglia punto o forza della pressione la persona si chiude, a volte basta l'osservazione per entrare in contatto nel modo giusto, è la stessa postura che indica dove, altre volte invece bisogna cercare. Ma anche il cercare è un dialogo: prendo la mano, ascolto, non c'è risposta o la risposta non è di apertura... mi sposto e contatto un'altra zona, stessa cosa? cambio ancora. In questo modo la persona mi sta già guidando verso il luogo dove sarà possibile passare un po' di tempo insieme.

"Insieme" è una parola fondamentale. E questi pazienti, che sembrano irrimediabilmente isolati dalla malattia e dalla demenza, sono in gradi almeno per un po', di stabilire legami.

Oliver Sacks

Descrizione del Progetto Shiatsu&Alzheimer"

“Shiatsu&Alzheimer” è un progetto sperimentale sostenuto interamente dall’Associazione Alzheimer Orvieto e realizzato all’interno della Residenza Protetta per malati di Alzheimer “Non ti scordar di me” di Castel Giorgio di Orvieto (TR). Ha avuto la durata di 6 mesi (da novembre 2015 ad aprile 2016) ed è consistito in un percorso di trattamenti Shiatsu a ospiti istituzionalizzati.

In questa fase sperimentale gli obiettivi sono stati due:

- obiettivo primario è stato quello di portare un miglioramento nella qualità della vita della persona malata d'Alzheimer nella convinzione che la tecnica Shiatsu possa essere per queste persone un’esperienza sensoriale profonda;

- obiettivo secondario è stato cercare “conferme” di questa convinzione attraverso la raccolta di dati e informazioni sull’esperienza per poi elaborare uno studio clinico dell'esperienza.

Criteri di inclusione al progetto:

  1. Persone che avevano importanti disturbi del comportamento: agitazione psicomotoria, affaccendamento, grida e non partecipazione a nessuna delle attività di gruppo proposte in struttura.

  2. Persone che in fase molto avanzata non riescono a esprimersi verbalmente, totalmente apatiche e disinteressate a ciò che avviene intorno a loro con l’intento di dare loro un’opportunità per esprimersi ed entrare in comunicazione.

I pazienti residenti in questa struttura sono tutti in fase avanzata quindi la maggior parte di loro non è più testabile al Mini-Mental State Examination, o MMSE (strumento che valuta il declino delle funzioni cognitive). Presentano valori molto bassi alla scala ADL (Activities of Daily Living) che valuta le abilità nelle attività della vita quotidiana: sono persone dipendenti in tutto dal mangiare al vestirsi, lavarsi, nei trasferimenti, nella deambulazione, come nell'uso del bagno. Infine presentano importanti disturbi del comportamento che vanno dall’agitazione psicomotoria all’aggressività fisica e/o verbale, vagabondaggio, depressione oppure completa apatia, valutati con la Scala NPI. I pazienti quindi sono stati monitorati con queste schede di valutazione ed una creata insieme con la responsabile della fisioterapia Gloria Gironi per valutare alcuni aspetti/condizoni della persona prima e dopo il trattamento. Su questa scheda ci sono alcuni item:

- Stato di vigilanza

- Espressione del viso

- Atteggiamento degli arti inferiori e superiori

- Stato di rilassamento osservato

- Respirazione

- Espressione verbale

- Segni di agitazione psicomotoria

Per ognuno di questi item ci sono valori da 0 a 4 che indicano un progressivo miglioramento della condizione.

I trattamenti hanno avuto una durata di circa mezz'ora e sono state trattate quattro persone ogni incontro che si è svolto con cadenza settimanale. I pazienti hanno ricevuto il trattamento in camere dedicate, condotti in loco da personale della struttura, che li accomodava sul letto e tornava a prenderli a fine trattamento.

A conclusione dei 6 mesi le persone trattate sono state in totale 15 ed i trattamenti svolti 96, diversamente distribuiti sui pazienti reclutati in base alle loro condizioni psico-fisiche al momento (per esempio stati di febbre, presenza dei parenti o altri fattori simili hanno impedito a volte di poter erogare il trattamento Shiatsu).

Gli incoraggianti risultati emersi in questi mesi di attività hanno motivato tutti gli attori coinvolti a proseguire con questa attività che da settembre 2016 ha ripreso e proseguirà sicuramente fino ad aprile 2017.

Parallelamente è stata avviata una campagna di raccolta fondi da parte dell'Associazione Alzheimer Orvieto specificamente per questo progetto.

Clicca sulle immagini per aprirle:

#Shiatsu #Alzheimer #MedicineComplementari #Qualitàdellavita #benessere #terzaetà

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